La Darsena e la sua memoria

martedì 19 giugno 2012

Riforma del lavoro


In queste ore il governo si sta apprestando a definire la ulteriore azione contro il lavoro pubblico e il conseguente totale smantellamento dei servizi pubblici. Su tutti i quotidiani da giorni si insiste sui provvedimenti da adottare per ridurre il numero dei dipendenti pubblici e il costo del lavoro pubblico.
Il Premier monti vuole arrivare al vertice europeo del 28 e 29 giugno con due “scalpi alla cintola”: l’approvazione della Controriforma del lavoro e lo smembramento del Pubblico Impiego, così come previsto dalle imposizioni europee, della BCE, della finanza e delle banche.
Questi i provvedimenti che dovrebbero essere contenuti in un Decreto (con attuazione immediata) da emanare già all’inizio della settimana prossima:
>    Riduzione del numero dei dipendenti variabile tra il 5 e il 7% (230.000 – 300.000 persone, oltre 100.000 solo nella Scuola;
>    La rottamazione dei sessantenni accompagnata solo dall’80 % della retribuzione tabellare (lo stipendio base) e per soli 2 anni, poi nessuna retribuzione sino al raggiungimento dell’età pensionabile che la Fornero ha fissato ormai in 67 anni d’età (altri 300.000 esodati senza retribuzione né pensione);
>    Blocco delle tredicesime per 3 anni, prorogabile;
>    Riduzione generale degli stipendi dal 2,5 al 5%;
>    Riduzione del valore dei buoni pasto

Non serve aggiungere altro. Ora è il momento di mobilitarsi!
Manifestazioni
Roma, Piazza della Repubblica, ore 9:30
Milano, Largo Cairoli, ore 9:30

 

lunedì 2 aprile 2012

Il futuro delle pensioni




Chi ha avuto occasione di guardare la puntata di Report condotta, dalla giornalista Milena Gabanelli, trasmessa su Rai 3 Domenica 25 Marzo sarà, rimasto certamente sorpreso dalle numerose cariche che l'attuale presidente dell'INPS il Dott. Antonio Mastrapasqua si porta appresso.
L'elenco spazia oltre, naturalmente, alla presidenza del più grande Ente previdenziale pubblico da quella di: Vicepresidente di Equitalia Spa, Nord e centro, Presidente del CDA di Equitalia Sud e IDEA Fimit, presidente del collegio sindacale di Telecontact center, Telenergia, Emsa Servizi, EUR congressi, EUR Spa, EUR Power, Aquadrome, ADR Engineering, Quadrifoglio, Rete Autostrade Mediterranee, Groma, Mediterranea Nautilus Spa; Sindaco supplente di Telecom Italia Media e sindaco effettivo di CONI Servizi Spa, Autostrade per l’Italia, Fandango e Loquendofino fino ad arrivare alla ciliegina di Amministratore delegato di “Italia Previdenza”.
Se poniamo l'attenzione sulle numerose cariche potrebbe sfuggirci quanto un presidente dell'INPS, amministratore anche di una società di previdenza complementare, possa essere infaffidabile. Sapere che i soldi delle nostre pensioni sono gestiti da funzionari pubblici che fanno gli amministratori in società per azioni di previdenza privata non fa dormire certamente sonni tranquilli.
L'INPS l'unico ente pubblico attualmente in Italia dotato di soldi freschi e liquidi fa molto appetito talmente appetito che qualcuno pur di accaparrarseli rischia di fare indigestione di cariche previdenziali.
Anche la soppressione dell’ INPDAP, l’ Istituto nazionale di previdenza e assistenza per i dipendenti dell' amministrazione pubblica offre qualche sospetto alla sensazione che soldi freschi possano confluire nei futuri fondi pensioni complementari. La riforma delle pensioni che ha penalizzato tutti prima sull’età e poi sulle aspettative economiche pare ulteriormente aggravata dall'atteggiamento del Ministro Fornero che a fronte dell’ ambiguità del presidente INPS ha dirottato il ragionamento su ragioni di buona creanza personale.
Alle numerose critiche sulle numerose cariche del Mastrapasqua La Sig.ra Fornero ha parlato di legge sostenendo che se la legge non lo vieta, in poche parole, sta al buoncuore del plurincaricato decidere.
Ed è qui che il ragionamento della Fornero stride e diventa inaffidabile come tutto l'impianto pensionistico.
Sono riusciti, sotto pressioni Europee a fare in men che non si dica una legge sulle pensioni ma non hanno voluto scrivere che il Presidente INPS non può essere contemporaneamente amministratore delegato di una qualsiasi società per azioni avente ragione sociale la previdenza complementare; fatto salvo naturalmente che questa “Italia Previdenza” non sia una bocciofila per pensionati.
Non siamo proprio convinti che la legge non vieti il cumulo di cariche pubbliche in conflitto di interessi con gli interessi del bene pubblico sappiamo per certo che un qualsiasi funzionario INPS che la mattina sbrigasse le pratiche all'ufficio pensioni e il pomeriggio per arrotondare si mettesse a vendere prodotti pensionistici e tenesse la contabilità anche presso l’ufficio pensioni di una qualsiasi primaria o secondaria compagnia assicurativa privata Italiana quantomeno verrebbe attenzionato dalla Guardia di Finanza.
Forse la Camusso aveva ragione quando, sull'art. 18 defini di coccodrillo il rammarico della Sig.ra Fornero, la quale, nel rispondere alle domande del giornalista della trasmissione “Report”, il Coccodrillo, pare abbia anche per l'occasione, inforcato gli occhiali utili alla lettura del libro del tornaconto.
Non si può certo raccontare l' immodificabilità della legge quando a milioni di persone per legge è stata prima allungata e poi ridotta la pensione si tratta di una scorrettezza che non onora il Ministro.
Ed è certo che un funzionario pubblico pagato dallo Stato che facesse contemporaneamente anche gli interessi di una qualsiasi compagnia assicurativa è inaffidabile in quanto non sapremo mai se le decisioni prese attengano agli interessi dei lavoratori versanti o agli azionisti dell' altra società di previdenza complementare.
E' spiacente apprendere che il Ministro Fornero così esperta non abbia compreso le implicazioni pratiche di alcune di queste cariche anche se vista l'esperienza, i titoli, e la bravura non vorremmo che qualcuno avesse trovato il modo di dirottare i soldi dalla previdenza pubblica verso la previdenza privata ben sapendo, se così fosse, che ci troveremmo di fronte non solo al carrozzone dell'INPS ma anche a pagare la carrozzina di finanzieri che vogliono campare sulle spalle di chi versa i contributi e magari scoprire che tra carrozzine e carrozzoni il treno dei fondi pensioni come è successo in USA nel 2008 ha deragliato perchè quei soldi se li sono giocati in borsa o peggio in strumenti derivati.
Certo gli indizi sono preoccupanti laddove anche il direttore generale dell' INPS il dott. Mauro Nori è stato chiamato a far parte del consiglio di amministrazione di “Italia Previdenza” S.p.a.
Ci auguriamo che lo scopo di questa società non sia quello di drenare soldi pubblici verso la previdenza complementare altrimenti, se così fosse, i lavoratori, per non trovarsi a riscuotere la pensione direttamente alla Caritas farebbero bene, da subito, ad accendere un cero alla Madonna.

lunedì 21 marzo 2011

Tempo di dimezzamento

Nell'Aprile del 1986 a Chernobyl, in Ucraina, avvenne il più grave incidente nucleare civile della storia. Fumo e vapore formarono una nube radioattiva che attraversò l'Unione Sovietica occidentale in direzione dell'Europa centrale, spargendo sostanze radioattive su gran parte dell'Europa. La pericolosità di tali sostanze consiste nel fatto che esse decadono, liberando radiazioni potenzialmente pericolose. La velocità del decadimento si misura con il tempo di dimezzamento. Si tratta del tempo impiegato dalla sostanza per ridursi della metà. Il cesio 137, per esempio, ha un tempo di dimezzamento di trent'anni. Ciò significa che dopo 30 anni, di 10 g originari di cesio ne rimangono solo 5. Il resto si annichila. E' però un errore credere che dopo altri trent'anni il cesio si riduca a zero: trascorso tale periodo, infatti, solo la metà dei 5 g si annichila. Sicché dopo 60 anni ne rimangono ancora 2,5 g, e dopo 90 anni, 125 g. Ciò significa che le sostanze con il tempo di dimezzamento più alto si conservano più a lungo! In effetti, in Europa si riscontra ancora una aumento della radioattività superficiale, dovuto principalmente al cesio 137. Un altro esempio è l'isotopo 131 dello iodio, che ha un tempo di dimezzamento di soli otto giorni. In un primo momento si è tentati di considerare questo tempo di dimezzamento breve come un fattore tranquillizzante, dal momento che dopo 16 giorni ne rimane soltanto 1/4, e dopo 80 giorni, neppure tre mesi, la quantità si riduce a meno dell'1 per mille. Giusto. Ma c'è il rovescio della medaglia, poiché in caso di decadimento rapido la sostanza emana radiazioni più forti. Infatti dopo un incidente a un impianto nucleare, l'intensità delle radiazioni nei primi giorni si deve in modo preponderante all'isotopo dello iodio.
Nella regione di Chernobyl dal 1989 si sono moltiplicati i casi di cancro alla tiroide, soprattutto nei bambini che all'epoca dell'incidente avevano meno di cinque anni. E' difficile non vedere una connessione tra questo fenomeno e lo iodio radioattivo.
Albrecht Beutelspacher.

lunedì 13 dicembre 2010

STABILI E PRECARI


Subito dopo l’era di Tangentopoli si è scatenata in Italia una corsa forsennata al cosiddetto mercato del lavoro; negli anni tra il 1993 e il 2000, mentre i governanti invocavano per se la stabilità, con la scusa prima dei mercati Internazionali e poi dell’Europa, per i loro “sudditi” si divertivano a dare il via alla precarizzazione del lavoro. Migliaia di giovani lavoratori, pagati nel pugno sotto le false bandiere della flessibbilità e della modernità, oggi senza lavoro, sono stati traghettati attraverso contratti co.co co; co.co.pro e numerose altre sigle studiate semplicemente per avere mano libera come durante la rivoluzione industriale. Gli esperti della crisi mondiale nonostante i dati, l’esperienza, i risultati e le conoscenze, tacciono sulle cause ma si dilettano nell’immaginare scenari futuri sull’attuale difficoltà economica. Potremmo sbagliarci ma questo atteggiamento di scientifico pare abbia ben poco. A livello mondiale, Italia compresa, i lavoratori somigliano più ai topi di John Steinbeck dopo la crisi del ‘29, che agli uomini del famigerato terzo millennio. In Italia la stabilizzazione delle classi dirigenti è avvenuta attraverso le riforme elettorali invocate dalla necessità della governabilità. Il risultato: “stabilità per se e precarietà per tutti”! In Italia non vanno trascurate almeno due cause della crisi: I soldi che si sono fregati e la precarizzazione dei lavoratori. Se anche Mario Draghi comincia timidamente ad invocare stabilità non solo per i mercati, è proprio vero che questa crisi deve aver generato oltre la classica bolla speculativa anche la famigerata bolla nelle mutande. Altra Idea

mercoledì 1 settembre 2010

L'ultima lotteria

La riforma universitaria, quella per intenderci che aveva visto nel 3+2 la formula matematica per la risoluzione della cronica incancrenizzazione del sapere in Italia si è rivelata una beffa. Le lauree dei tre anni non valgono niente non le vuole vedere nessuno non servono a nessuno e fanno solo perdere tempo. Dopo tre anni, se tutto va bene, chi rimane fermo a quel pezzo di carta  deve obbligatoriamente proseguire altrimenti non ha una qualifica, non ha un mestiere e rientra di diritto tra l’esercito della manovalanza a disposizione senza alcun diritto. Se qualcuno è convinto che dopo 10 anni e più, il Decreto Ministeriale 509 del 3 novembre 1999 e la LEGGE 2 agosto 1999, n.264, che ha introdotto il numero chiuso, a Firma Ciampi, D’Alema e Zecchino hanno migliorato l’università forse si sbaglia. Eppure a difendere quella stagione di riforme oggi non è rimasto più nessuno. Nulla più si sa ad esempio di quell’Ortensio Ministro che tanto ha fatto per la laurea a punti, nulla più si sa di quella sinistra che aprì di fatto al numero chiuso nell’ univesità Italiana.
Quella sinistra, che scimmiottava il potere introducendo l’ordine e la serietà come una verginità perduta in un campo di bucoliche apparenti tensioni contrapposte, di fatto ha partorito il Ministro Maria Stella Gelmini.
L’ attuale Ministro si è illuso di migliorare l’università riportando indietro l’orologio della storia introducendo la teoria della colpa e individuando nel 1968 un anno dilatato  a 40.
Eppure mettere sullo stesso piano, ad esempio, il decennio 1968-1978 e gli anni del “riflusso” 1982-1992 significa dimenticare la Milano da bere, i concorsi univesitari truccati, gli esami comprati, la raccomandazione per il posto al collegio universitario, il basso numero di laureati i palazzinari milanesi, quelli romani e la controriforma politica attuata dai partiti di governo e di opposizione per “normalizzare” la società Italiana. Ecco forse l’università Italiana oggi è frutto di quella normalizzazione e dal 1999 non è stato fatto altro che tradurre giuridicamente in legge questa normalizzazione. I risultati hanno prodotto una università  alla frutta senza più nessun valore e  vuota di significato; tentare, di porre rimedio a questa realtà, ad esempio, con una lotteria di 80 domande, come avviene a medicina, assomiglia alla scrematura di una batteria di polli più che al tentativo  di selezionare i migliori.
Quei Test di ingresso rappresentano il tentativo ultimo e disperato di una filosofia incartata sulla meritocrazia ma affidata al calcolo delle probabilità.