La Darsena e la sua memoria
venerdì 30 settembre 2011
lunedì 21 marzo 2011
Tempo di dimezzamento
Nell'Aprile del 1986 a Chernobyl, in Ucraina, avvenne il più grave incidente nucleare civile della storia. Fumo e vapore formarono una nube radioattiva che attraversò l'Unione Sovietica occidentale in direzione dell'Europa centrale, spargendo sostanze radioattive su gran parte dell'Europa. La pericolosità di tali sostanze consiste nel fatto che esse decadono, liberando radiazioni potenzialmente pericolose. La velocità del decadimento si misura con il tempo di dimezzamento. Si tratta del tempo impiegato dalla sostanza per ridursi della metà. Il cesio 137, per esempio, ha un tempo di dimezzamento di trent'anni. Ciò significa che dopo 30 anni, di 10 g originari di cesio ne rimangono solo 5. Il resto si annichila. E' però un errore credere che dopo altri trent'anni il cesio si riduca a zero: trascorso tale periodo, infatti, solo la metà dei 5 g si annichila. Sicché dopo 60 anni ne rimangono ancora 2,5 g, e dopo 90 anni, 125 g. Ciò significa che le sostanze con il tempo di dimezzamento più alto si conservano più a lungo! In effetti, in Europa si riscontra ancora una aumento della radioattività superficiale, dovuto principalmente al cesio 137. Un altro esempio è l'isotopo 131 dello iodio, che ha un tempo di dimezzamento di soli otto giorni. In un primo momento si è tentati di considerare questo tempo di dimezzamento breve come un fattore tranquillizzante, dal momento che dopo 16 giorni ne rimane soltanto 1/4, e dopo 80 giorni, neppure tre mesi, la quantità si riduce a meno dell'1 per mille. Giusto. Ma c'è il rovescio della medaglia, poiché in caso di decadimento rapido la sostanza emana radiazioni più forti. Infatti dopo un incidente a un impianto nucleare, l'intensità delle radiazioni nei primi giorni si deve in modo preponderante all'isotopo dello iodio.
Nella regione di Chernobyl dal 1989 si sono moltiplicati i casi di cancro alla tiroide, soprattutto nei bambini che all'epoca dell'incidente avevano meno di cinque anni. E' difficile non vedere una connessione tra questo fenomeno e lo iodio radioattivo.
Albrecht Beutelspacher.
Nella regione di Chernobyl dal 1989 si sono moltiplicati i casi di cancro alla tiroide, soprattutto nei bambini che all'epoca dell'incidente avevano meno di cinque anni. E' difficile non vedere una connessione tra questo fenomeno e lo iodio radioattivo.
Albrecht Beutelspacher.
lunedì 13 dicembre 2010
STABILI E PRECARI
Subito dopo l’era di Tangentopoli si è scatenata in Italia una corsa forsennata al cosiddetto mercato del lavoro; negli anni tra il 1993 e il 2000, mentre i governanti invocavano per se la stabilità, con la scusa prima dei mercati Internazionali e poi dell’Europa, per i loro “sudditi” si divertivano a dare il via alla precarizzazione del lavoro. Migliaia di giovani lavoratori, pagati nel pugno sotto le false bandiere della flessibbilità e della modernità, oggi senza lavoro, sono stati traghettati attraverso contratti co.co co; co.co.pro e numerose altre sigle studiate semplicemente per avere mano libera come durante la rivoluzione industriale. Gli esperti della crisi mondiale nonostante i dati, l’esperienza, i risultati e le conoscenze, tacciono sulle cause ma si dilettano nell’immaginare scenari futuri sull’attuale difficoltà economica. Potremmo sbagliarci ma questo atteggiamento di scientifico pare abbia ben poco. A livello mondiale, Italia compresa, i lavoratori somigliano più ai topi di John Steinbeck dopo la crisi del ‘29, che agli uomini del famigerato terzo millennio. In Italia la stabilizzazione delle classi dirigenti è avvenuta attraverso le riforme elettorali invocate dalla necessità della governabilità. Il risultato: “stabilità per se e precarietà per tutti”! In Italia non vanno trascurate almeno due cause della crisi: I soldi che si sono fregati e la precarizzazione dei lavoratori. Se anche Mario Draghi comincia timidamente ad invocare stabilità non solo per i mercati, è proprio vero che questa crisi deve aver generato oltre la classica bolla speculativa anche la famigerata bolla nelle mutande. Altra Idea
mercoledì 1 settembre 2010
L'ultima lotteria
La riforma universitaria, quella per intenderci che aveva visto nel 3+2 la formula matematica per la risoluzione della cronica incancrenizzazione del sapere in Italia si è rivelata una beffa. Le lauree dei tre anni non valgono niente non le vuole vedere nessuno non servono a nessuno e fanno solo perdere tempo. Dopo tre anni, se tutto va bene, chi rimane fermo a quel pezzo di carta deve obbligatoriamente proseguire altrimenti non ha una qualifica, non ha un mestiere e rientra di diritto tra l’esercito della manovalanza a disposizione senza alcun diritto. Se qualcuno è convinto che dopo 10 anni e più, il Decreto Ministeriale 509 del 3 novembre 1999 e la LEGGE 2 agosto 1999, n.264, che ha introdotto il numero chiuso, a Firma Ciampi, D’Alema e Zecchino hanno migliorato l’università forse si sbaglia. Eppure a difendere quella stagione di riforme oggi non è rimasto più nessuno. Nulla più si sa ad esempio di quell’Ortensio Ministro che tanto ha fatto per la laurea a punti, nulla più si sa di quella sinistra che aprì di fatto al numero chiuso nell’ univesità Italiana.
Quella sinistra, che scimmiottava il potere introducendo l’ordine e la serietà come una verginità perduta in un campo di bucoliche apparenti tensioni contrapposte, di fatto ha partorito il Ministro Maria Stella Gelmini.
L’ attuale Ministro si è illuso di migliorare l’università riportando indietro l’orologio della storia introducendo la teoria della colpa e individuando nel 1968 un anno dilatato a 40.
Eppure mettere sullo stesso piano, ad esempio, il decennio 1968-1978 e gli anni del “riflusso” 1982-1992 significa dimenticare la Milano da bere, i concorsi univesitari truccati, gli esami comprati, la raccomandazione per il posto al collegio universitario, il basso numero di laureati i palazzinari milanesi, quelli romani e la controriforma politica attuata dai partiti di governo e di opposizione per “normalizzare” la società Italiana. Ecco forse l’università Italiana oggi è frutto di quella normalizzazione e dal 1999 non è stato fatto altro che tradurre giuridicamente in legge questa normalizzazione. I risultati hanno prodotto una università alla frutta senza più nessun valore e vuota di significato; tentare, di porre rimedio a questa realtà, ad esempio, con una lotteria di 80 domande, come avviene a medicina, assomiglia alla scrematura di una batteria di polli più che al tentativo di selezionare i migliori.
Quei Test di ingresso rappresentano il tentativo ultimo e disperato di una filosofia incartata sulla meritocrazia ma affidata al calcolo delle probabilità.
sabato 5 giugno 2010
mercoledì 19 maggio 2010
sabato 15 maggio 2010
Iscriviti a:
Post (Atom)






