Subito dopo l’era di Tangentopoli si è scatenata in Italia una corsa forsennata al cosiddetto mercato del lavoro; negli anni tra il 1993 e il 2000, mentre i governanti invocavano per se la stabilità, con la scusa prima dei mercati Internazionali e poi dell’Europa, per i loro “sudditi” si divertivano a dare il via alla precarizzazione del lavoro. Migliaia di giovani lavoratori, pagati nel pugno sotto le false bandiere della flessibbilità e della modernità, oggi senza lavoro, sono stati traghettati attraverso contratti co.co co; co.co.pro e numerose altre sigle studiate semplicemente per avere mano libera come durante la rivoluzione industriale. Gli esperti della crisi mondiale nonostante i dati, l’esperienza, i risultati e le conoscenze, tacciono sulle cause ma si dilettano nell’immaginare scenari futuri sull’attuale difficoltà economica. Potremmo sbagliarci ma questo atteggiamento di scientifico pare abbia ben poco. A livello mondiale, Italia compresa, i lavoratori somigliano più ai topi di John Steinbeck dopo la crisi del ‘29, che agli uomini del famigerato terzo millennio. In Italia la stabilizzazione delle classi dirigenti è avvenuta attraverso le riforme elettorali invocate dalla necessità della governabilità. Il risultato: “stabilità per se e precarietà per tutti”! In Italia non vanno trascurate almeno due cause della crisi: I soldi che si sono fregati e la precarizzazione dei lavoratori. Se anche Mario Draghi comincia timidamente ad invocare stabilità non solo per i mercati, è proprio vero che questa crisi deve aver generato oltre la classica bolla speculativa anche la famigerata bolla nelle mutande. Altra Idea
La Darsena e la sua memoria
lunedì 13 dicembre 2010
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